
I parabitani hanno eretto alla loro potrettrice un santuario e ne sentono l'orgoglio di figli.
Da piccola cappella è divenuta chiesa poi santuario e
ultimamente è stata
proclamata basilica minore da Giovanni Paolo II.
Una antica leggenda narra che, un contadino mentre arava i campi con dei buoi, questi si fermarono
davanti ad un pezzo di pietra senza voler proseguire. Il contadino notò con stupore che su
quel masso era disegnata l'immagine di una madonna, e quasi spaventato tornò di corsa
in paese per annunciare quello strano ritrovamento. In molti si mossero verso quel luogo
e preso il monolito in processione lo portarono nella chiesa principale del paese.
Ma meraviglia delle meraviglie il giorno dopo il monolito non c'era più. Dalle ricerche
fatte fu nuovamente ritrovato in mezzo ai campi. Allora i parabitani capirono che quella
madonna desiderava stare nelle campagne e gli dettero il nome di Madonna della Coltura ( o
dell'agricoltura) e lì vi costruirono una cappella.

Di quella chiesa sorta intorno al XIV secolo oggi non rimane traccia (esistono però
documenti che ne documentano l'esistenza) se non quel monolito di pregevole fattura bizantina che orna l'altare
maggiore della basilica. Nel 1913 la chiesa oramai pericolante fu abbattuta e si costruì un santuario,
inaugurato ma non ultimato nel dicembre 1920. Lavori di adeguamento e restauri effettuati
negli anni hanno portato il santuario nel 1976 ad avere una struttura di croce latina con
adiacente un campanile a 5 campate. Della sua cura se ne occupano i Padri
Domenicani che con impegno e passione svolgono in Parabita ed in tutto il salento, la loro
opera predicatrice. Il santuario divenuto ora una basilica, con
l'espansione del paese si ritrova ad essere centro di vita sia religiosa che sociale.