IL RINVENIMENTO DEL MONOLITO
Consegnata all'oblio degli uomini, vegliava sotto terra in attesa di ricomparire alla luce. Il giorno
fortunato venne. Ma quando? Ma come? I tentativi per rispondere a questi interrogativi non sono mancati,
ma senza sufficiente attendibilità. II momento storico, il quando certo sfugge all'acclaramento
preciso e documentato; non così il come, anche se bisogna ammettere che è il solito clichè
tirato in ballo per ritrovamenti del genere. Vogliamo dire che il rinvenimento
di immagini o effigi della Vergine avvenuto in circostanze affini è una cosa riscontrabile e ripetibile per
tanti altri casi. Gli elementi che compongono il resoconto sono sempre i medesimi.
La tradizione paesana dà la seguente versione del rinvenimento. «... Cotesto
dipinto ritrovato venne da vecchio agricoltore, mentre arava co' buoi il terreno nella contrada
denominata Pane, non molto lungi dallo stesso paese». Certo oggi non siamo in grado di ubicare con
esattezza il luogo di tale contrada, ma essa e presente nelle carte d'archivio di Parabita. Infatti in un
manoscritto del 1794 l'arciprete Vincenzo Ferrari descrivendo lo stato delle chiese e luoghi pii
della terra di Parabita ha un'espressione per noi illuminante:
«la terra di don Giovanni Paolo, detta - Le Pane avanti al Nasci, rende...» - Terra delle Pane avanti a
Nasci...La contrada Nasci e assai nota ai Parabitani e si trova a
circa due Km. lontana, ad ovest e sempre in pianura, dal luogo dove sorse la
piccola chiesa prima e il magnifico santuario poi.
La tradizione continua. «L'avventuroso inventore intanto non appena prestati i teneri affetti di
devozione alla Regina del Cielo, corse subito al popolo, onde allietarlo di si inaspettata novella.
Il prodigio fu in un attimo divulgato; e il popolo tutto mosse festoso alla volta del luogo
designato. Quivi giunto poiché ebbe tributato a Maria gli atti primi della
gioia, con inni e cantici di ringraziamento all'Altissimo, recò in trionfo quel
sacro deposito alla parrocchiale Chiesa, volendo ivi conservarlo in apposito
Altare. Ma più sublimi si furono i disegni della gran madre di Dio!... La
mattina infatti del di vegnente, più non trovossi nella chiesa; ma invece fu
rinvenuto nel luogo appunto dove ora si venera. Per tali prodigi
ragionevolmente a siffatta immagine fu dato il titolo della Coltura».
Il causale rinvenimento riempi di gioia i Parabitani, i quali si mostrarono fieri di tale predilezione della
Vergine, ma i devoti dei paesi circonvicini non vollero essere da meno e si diedero da fare perché
almeno una riproduzione della immagine fosse presente in mezzo a loro; si spiegano così quella
esistente nella chiesa monumentale di S. Caterina in Galatina (navata a sinistra) e quella della
chiesina di S. Stefano in Soleto.
Il primo documento storico del titolo della «Coltura» e quello di una visita Pastorale effettuata nel 1452 in
Parabita dal Vescovo di Nardo Mons. Ludovico De Pennis (1451-1484).
In questa visita è contenuto un prezioso «Inventarium Ecclesiae S. Marie de Cultura in Parabita».
Qui si possono leggere l'insieme di beni appartenenti a questa chiesa disseminati in Parabita, Casarano,
Matino, Sannicola, Tuglie e altri paesi della diocesi neretina. Questa indicazione per noi è preziosa,
perché ci consente di dedurre che in questa data la chiesa della Madonna della Coltura era già famosa,
se la devozione dei fedeli faceva a gara ad intestare beni alla chiesa in questione; senza dire che essa
era apprezzata anche dal punto di vista artistico, tanto da meritare riproduzioni in altri luoghi.
E' certo comunque da queste fugaci indicazioni che il luogo del rinvenimento e più o meno precisabile e
che d'altra parte l'anno del rinvenimento va riportato a qualche anno almeno prima del 1452: non
crediamo che nel giro di pochissimi anni la fama abbia varcato i confini del paese per raggiungere una
notorietà rispettabile ed invidiabile. Oltre questi risultati non ci è dato andare, per cui preferiamo stare al
di qua senza azzardarci a proporre ipotesi che potrebbero anche risultare di nessun interesse per la
questione che ci interessa.
Naturalmente Parabita fece di tutto per costruire un tempio che potesse dignitosamente accogliere la
ritrovata immagine della Vergine e costruì una chiesetta alle porte del casale e ivi ripose il sacro
Simulacro in mezzo al verde silenzioso dei campi, col titolo di Santa Maria della Coltura o Cutura, come si
dice con termine dialettale. La chiesina ebbe diverse peripezie e subì rifacimenti e ritocchi dal secolo
XVI al secolo XVIII secondo il gusto dei secoli.
Approfondiremo in seguito il problema della datazione e scuola pittorica.
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