Pochi monumenti di arte basiliana tuttora esistenti in Terra d'Otranto affaticano tanto non solo l'artista,
ma anche l'archeologo cristiano, quanto il monolito parabitano. Vi è tutta una letteratura feconda di storici
richiami che è venuta fuori con il riemergere del monumento nella sua interezza.
Non vi
sono espressioni complete, ma semplici sigle alle quali bisogna pur dare un contenuto e un senso.
Nel lato posteriore dell'immagine e nei due laterali si possono notare tali sigle.
Nella parte parallela all'immagine, in mezzo ad una ornamentazione a volute vegetali, campeggia una
figura circolare quadripartita «in decusse» recante una croce latina ad estremi trilobati e gruppi di sigle
greche accompagnate dal segno di abbreviazione.
Un secondo gruppo di sigle e negli altri due lati. L'ornato e le iscrizioni del lato sinistro non sono che
copia del destro eseguite in epoca successiva e da mano non esperta nel maneggio del pennello:
per notare questo non è necessaria una competenza specifica; ce lo dicono le lettere mal disegnate, i
motivi ornamentali confusi e non ben distinti, la rozzezza del tracciato.
Trascriviamo le sigle delle due iscrizioni.
Vorremmo subito far notare prima ancora di dare un contenuto alle lettere puntate che il monumento in
origine doveva essere un piastrino addossato al muro dal lato sinistro, che perciò non recava iscrizione e
che un tale lavoro e sopraggiunto in seguito allorché la sacra immagine veniva esposta al pubblico culto,
non sapendo cosa mettere sul lato sinistro, l'artista (!) ha creduto bene ripetere su di esso gli stessi
motivi presenti sul destro per un certo parallelismo che a qualcuno poteva anche piacere.
Giova ricordare che cimeli recanti la croce con iniziali o abbreviazioni nei suoi quattro campi esterni
non sono affatto rari nell'arte bizantina: l'Oriente è ricco; l'Athos addirittura ricchissimo, e gli stessi nostri
musei d'arte palco-cristiana ce ne danno ampia conferma.
La croce fu un simbolo che i cristiani usarono molto presto per abbellire, ogni monumento sacro cristiano
e lo sfruttarono soprattutto per indicare il segno trionfale dell'umanità rigenerata.
Tale significato di vittoria si espresse in una formula epigrafica crocesegnata semplice e sublime
Questo tipo iniziale suggerì imitazioni ed altre abbreviazioni
inneggianti a Cristo Dio si aggiunsero ai quattro lati esterni della Croce.
Veniamo alla esegesi delle sigle riportate.
La prima suona:
Come si può subito osservare le espressioni vanno lette da sinistra a destra e di continuo.
Le prime due parole sono veramente abbreviate, la terza invece non lo è: il verbo anche se diviso è
scritto per intero. Tali sigle, lo ripetiamo, sono frequentissime nei monumenti cristiani e propriamente
fu l'Oriente la patria di questa espressione. In questa semplice sigla vi è tutta la carica irresistibile della
convinzione che niente e nessuno può qualcosa contro Cristo: Egli vince, col verbo all'indicativo per
indicare che non vi è passato né futuro: Egli è il vincente.
La seconda sigla nella parte alta della croce reca quattro X puntate:
L'espressione sottolinea nella semplicità dei termini la funzione soteriologica del Cristo: con la sua vita,
la sua dottrina e la sua morte ha realizzato in principio e diritto la giustificazione e la resurrezione
dell' umanita peccatrice. Questa opera il Cristo continua a farla distribuendo ed elargendo
quella

ai cristiani perché nella vita del singolo si possa operare soggettivamente la
redenzione una volta per tutta da Lui procurata.
Questo misterioso gruppo di X trova riscontro in varie iscrizioni dell'Athos, dove si possono trovare
anche espressioni analoghe giocanti su di una medesima iniziale.
La croce con le iniziali che andiamo interpretando non mirano ad altro che a suggerirci una nozione
di Cristo, mutuandola dalla S. Scrittura, anche se non
ad verbum.
Passiamo ora alla parte inferiore della croce:

che vanno interpretate:

E'una formula mutuata dalla liturgia di S.Basilio ed è frequentissima nell'antichità cristiana, specie
sulle lucerne. Anche nei monumenti d'arte greca in Terra d'Otranto s'incontra tale frase: nei campi della
croce che adorna lo scudo di S. Michele in una pittura parietale di S. Stefano a Soleto.
Tralasciamo per un momento l'ultima espressione del retro dell'immagine per riprenderla in seguito.
Le sigle che riscontriamo ai due lati non fanno altro che riprendere gli stessi motivi della iscrizione
posteriore, ma mescolando le attribuzioni di Cristo nel tentativo di offrire una descrizione che nella sua
indistinzione dia il senso della complessità della personalità del Salvatore e della sua opera redentiva.
Ecco I'esplicitazione delle sigle:
Come è facile notare il contenuto di questa seconda espressione è identico alla prima. In effetti se con
due trasversali congiungiamo le quattro lettere estreme ricostruiamo la formula delle quattro X;
se incrociamo due altre linee che incontrino le estreme lettere restanti, partendo dal basso,
ricostruiremo la frase precedentemente studiata e cioè:
Rileggendo il gruppo di sigle riscontrabili sui due lati a partire dal centro:
Ci resta da interpretare l'ultima espressione, quella della croce in basso, dal lato posteriore
dell’immagine. Si tratta della sigla
La professoressa Maria Theocharis, un'esperta in materia da noi consultata ci ha detto di non
conoscere affatto tali iniziali: esse si trovano solo nel monolito parabitano.
Cosa possono significare? Data l'unicità del caso crediamo vada senz'altro esclusa l'ipotesi che si tratti
di qualche espressione riferentesi alla croce o a Cristo. L'opinione più attendibile e che noi
condividiamo e che ci si trova qui dinanzi ad indicazione di carattere locale e quindi bisogna ricorrere
alla situazione ambientale per tentare una interpretazione.
Secondo la leggenda da noi sopra riferita il monolito fu ritrovato in contrada, oggi detta «Pane la
Corte», ma che al momento del ritrovamento doveva chiamarsi «

» come sembra tuttora indicarlo
un viottolo o canale che a questa contrada conduceva e che ancora oggi viene detto «Canale Ciriacì»
corrottosi nel linguaggio corrente in «Canale Cirlicì». Probabilmente in questa contrada doveva sorgere
una laura dedicata al Signore, dove si trovava il nostra monolito. La laura non esiste più, ma vi sono
ancora reliquie di una cripta che sorgeva nella zona. il che ci fa pensare ad una presenza basiliana in tale
sito e anche di una certa consistenza.
Purtroppo i tempi sono duri. I monasteri incominciano a vuotarsi o per le difficoltà della zona controllata
da baroni, che appoggiavano il radicarsi del mondo culturale latino in sostituzione di quello greco e
orientale oppure perchè la nostalgia della patria si fa sentire e si vuole ritornare la donde si era partiti
qualche secolo prima, sicché il povero pittore esprime tutto il suo rammarico per una situazione che
va sempre più deteriorandosi e per questo egli esprime la sua trepidazione per la sorte che potrebbe
toccare alla sua diletta laura, e non trova di meglio che affidarla alla protezione della Vergine, che
quale accorta portinaia aveva gia vegliato su di. essa quando una moltitudine di monaci l'abitava.
Perciò:
= custodisci o Madre di Dio, la laura del Signore.
Abbiamo coscienza di essere di fronte a congetture, ma una cosa ci pare
certa: le ultime lettere
puntate in basso nella parte posteriore dell'immagine non sono iniziali di invocazioni comuni, ma
indicano un riferimento locale, che sulla scorta del Barrella, abbiamo interpretato come una richiesta di
aiuto e di protezione alla Vergine da parte del monaco artista preoccupato delle vicende tristi che si
andavano profilando all'orizzonte della vita monacale in
loco.
Anche noi abbiamo chiesto aiuto ai mezzi tanto sofisticati della tecnica moderna per sapere qualcosa in
più del monolito, ma, nonostante tutti gli sforzi, il segreto è rimasto inviolato. Non ci resta che ritentare
nella speranza di sentire finalmente la parola del silenzio.